Edificato presso il bivio di ingresso al paese dalla via Tiburtina Valeria. La sua storia è segnata da periodi di splendore e declino: nei secoli, subì costruzioni, ricostruzioni intervallati da abbandoni, fino a quando nel 1223 i benedettini la donarono a San Francesco d'Assisi durante una sua visita al Sacro Speco di Subiaco.
Sotto la guida dei Francescani, la struttura originaria venne ampliata e ricostruita, donando nuovo vigore al complesso. Nel 1648 la chiesetta risultava dedicata a "Santa Maria dell'Oliva", ma il suo destino stava per cambiare: nel 1653 il convento fu soppresso poiché le rendite non erano sufficienti a mantenere più di cinque frati, e la proprietà passò al Seminario di Tivoli.
Il romitorio rimase aperto fino al 1810, quando venne definitivamente abbandonato. In questo luogo venivano sepolti i defunti di Roviano, testimoniando il suo importante ruolo nella vita della comunità che da sempre riconosce l’origine della sua fede in questo posto. Nel 1817 i beni passarono al principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra e, attraverso successioni, ai principi che seguirono. Un nuovo capitolo si è aperto nel 1999, quando il complesso è stato acquisito dal Comune di Roviano.
Sul posto sono ancora riconoscibili gli ambienti della chiesa, l’area del monastero e si rintraccia la presenza di una cisterna al centro di quello che doveva essere il chiostro.
Oggi, i resti di questa struttura ricordano non solo la storia religiosa del territorio, ma anche i profondi legami tra la comunità rovianese e le sue radici spirituali. Dalla via rurale che si inerpica dal bivio di ingresso a Roviano sulla Tiburtina Valeria, si possono ancora osservare i ruderi che testimoniano l'antica presenza di questo importante centro di fede e cultura.