Leggende e Curiosità
La leggenda di S. Fortunato martire
La festa pagana della "Marzella"


San Fortunato martireSi racconta che tanti anni fa, degli uomini sognarono S. Fortunato, il quale, nel sogno, disse loro di andare a prenderlo nelle catacombe di S. Callisto a Roma. Il giorno seguente si incamminarono a piedi alla volta della capitale e dopo tre giorni di marcia giunsero alle catacombe. Appena lo videro, rimasero colpiti dalla bellezza del S., che era un bambino, e soprattutto dalle ferite sul collo e sulla fronte. Chiesero allora al custode l'origine di quelle ferite e questi gli rispose che i genitori di S. Fortunato, non essendo cristiani, gli proibirono assolutamente di andare in chiesa a pregare. Ma lui vi andava di nascosto e così, quando il padre lo scoprì, lo uccise a colpi d'ascia. I Rovianesi allora misero S. Fortunato in un'urna e si avviarono verso casa. Lungo il cammino si fermarono a mangiare qualcosa e gli venne una gran sete ma lì vicino non vi era acqua. Poi ad un certo punto, voltandosi scoprirono una fontanella dalla quale bevvero abbondantemente. Quindi si rimisero in marcia però dopo un pò uno di loro si accorse che aveva dimenticato il coltellino vicino la fontanella e tornò indietro per riprenderlo. Raggiunto il luogo dove si erano fermati per mangiare, con grande stupore notò che non c'era più la fontanella dalla quale avevano bevuto. Quindi raggiunse i suoi compagni e disse loro che c'era stato un miracolo, raccontandogli l'accaduto. Allora tutti si misero in ginocchio a pregare S. Fortunato ringraziandolo per l'aiuto che aveva dato loro. Il giorno dopo arrivarono a Roviano e misero il S. sotto l'altare maggiore della chiesetta di S. Giovanni Battista Decollato, situata di fronte al castello. La Principessa, quando vide S. Fortunato, se ne innamorò immediatamente e lo fece portare nel Palazzo ma la mattina seguente lo ritrovò con la testa rivolta a sinistra invece che a destra e così per 3 mattine di seguito. Allora la Principessa capì che il S. non voleva stare nel castello bensì nella chiesetta, così lo fece riportare lì.
Le fonti storiche invece riportano che l'uccisione di S.Fortunato avvenne probabilmente nel secondo o terzo secolo e che il suo corpo fu rinvenuto nelle catacombe di S. Callisto nel 1833. Per l'interessamento di Mons. Francesco dei Conti Pichi, Vescovo di Tivoli (1827-40) e dell'Arciprete D. Nicola Tiritante (1833-67), il corpo del S. martire fu ottenuto in dono da Monsignor Sacrista Pontificio, Fr. Giovanni Augustoni degli Eremitani di S.Agostino Vescovo di Porfirio, come da autentica in data 5 settembre 1834. Trasportato a Roviano nel 1835, fu collocato sotto l'altare maggiore della chiesa di S. Giovanni Decollato allo scopo di promuovere la venerazione dei S.ti della chiesa cattolica. Da allora se ne celebra il natalizio il giorno seguente la festa del SS. Nome di Maria nella prima metà di settembre.


Roviano, 10 Maggio 1969: Prima festa della MarzellaDavvero singolare è la festa della "Marzella", termine dialettale che sta ad indicare un asparago turgido e ben sviluppato, quindi simbolo di prorompente virilità giovanile. Giunta ormai alla sua 35° edizione, si celebra la prima settimana di giugno dopo la cena degli affiliati che in processione sfilano per le vie del paese innalzando lo stendardo di Frà Marzella. Tutto Processione innalzando lo stendardo di Frà Marzellaebbe inizio quasi spontaneamente tra un gruppo di amici riunitisi in un bar nel febbraio del 1969. L'idea originale era quella di organizzare qualcosa che permettesse a tutti gli amici, soprattutto a coloro i quali si erano trasferiti altrove, di ritrovarsi ogni anno ad una data precisa per ricordare assieme le mille avventure giovanili, quando la vita non li aveva ancora separati tramite barriere e pregiudizi culturali, politici o religiosi. Ai fondatori, una ventina in tutto, si sono aggiunti durante questi anni nuovi affiliati, ed attualmente l'associazione vanta più di 40 "marzellari". Ad un esame superficiale, la festa della "Marzella" sembrerebbe avere tutti i connotati di una rimpatriata dallo stampo prettamente goliardico-godereccio, ma se la si analizza a fondo, vi si scopre un preciso valore sociale da non sottovalutare. A riprova di ciò, riportiamo qui di seguito l'autorevole parere espresso in proposito dal celebre psichiatra Luigi Cancrini: "Questo rito ha tradizioni antiche, diffuso nelle campagne nel periodo alto medievale insieme a quello corrispondente della terra e della I marzellarifecondità. Rappresenta una forma di religione naturale centrata sul mistero dell'uomo e della riproduzione, dove la difficoltà a credere in un dio trascendente riporta l'attenzione emotiva alla specie umana. Si tratta quindi di una forma allegra e vitale di panteismo, un insieme di riti pagani che esprimono il bisogno di uscire dagli schemi rinsecchiti delle ideologie dominanti".
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